Imparare a parlare inglese con l’insegnante più cool

Vorresti imparare a parlare inglese fluentemente e stai cercando di capire come fare.
In quest’articolo ti spiego come ci sono riuscito e perché ancora non sei in grado di farlo.

Imparare a parlare inglese Photo by Pixabay on Pexels.com

Imparare a parlare inglese nel percorso di studio scolastico spesso risulta essere un obiettivo irrealizzabile.

Completa la frase:
How are you?
I am fine, thanks


Così si insegnava l’inglese quando andavo a scuola, e non penso sia cambiato tantissimo nel frattempo.

Uno dei problemi più grandi nell’insegnamento dell’inglese nelle scuole italiane è che viene data troppo importanza alla grammatica, tralasciando la pratica, il dialogo, cioè quello che servirà una volta fuori.
A volte mi è capitato di conoscere le regole grammaticali meglio di alcuni anglofoni, ma senza saperle mettere in pratica nel parlato di tutti i giorni, o meglio, lasciarsi condizionare troppo da queste, sono nozioni vane.

Ovviamente viaggiare e fare esperienze all’estero sono come una medicina naturale contro questa lacuna.
All’inizio, confrontandoti con tuoi coetanei provenienti da ogni parte del mondo, ti sentirai in imbarazzo per il tuo livello d’inglese da primo della classe, ma non preoccuparti. Rimarrai piacevolmente sorpreso dai tuoi veloci progressi e da come tu abbia finalmente imparato a parlare inglese senza neanche aver faticato più di tanto.

Se poi sul tuo cammino si anteporranno le persone giuste sarà ancora più facile.

Imparare a parlare inglese con Babbel

L’insegnante d’inglese ideale

Tra gli insegnanti che avevo durante il corso d’inglese in Galles, Mark era sicuramente quello che sapeva coinvolgere di più i suoi studenti; un bravo attore mi verrebbe da dire prima che un ottimo insegnante.

Il classico stereotipo di professore

Tentare di raccontare Mark non può non prescindere da una sua descrizione estetica. Mark era abbastanza alto, carnagione nera e capelli rasta; non proprio il classico insegnante che siamo abituati a vedere nelle scuole italiane.
Aveva un secondo lavoro in una cucina, in un piccolo chiosco in città, uno di quelli dove puoi prendere un caffè, una ciambella, ma anche un hamburger.

Era una persona molto spigliata, rilassata, sapeva metterti subito a tuo agio, cancellando quel rapporto formale che c’è tra uno studente e un insegnante.

La lezione

Le sue lezioni erano coinvolgenti, non si concentrava tanto sull’aspetto grammaticale, non tralasciato ovviamente, ma più sul dialogo, ti insegnava a parlare inglese.

Fare lezione con lui era come ritrovarsi con un gruppo di amici, e qualche volta tenevamo la lezione sulla spiaggia o in un pub per esercitarci con la gente del posto in contesti reali.
I suoi metodi erano innovativi, con lui non ti annoiavi mai, tra giochi e discorsi le tue insicurezze dissipavano man mano.

Quando decisi di proseguire il mio viaggio verso la Scozia, dove avrei lavorato in un albergo, Mark mi aiutò molto, incentrando le ultime lezioni su possibili situazioni che potevano verificarsi in quel contesto lavorativo.

A casa di Mark

Un giorno con Eni e Francesco, gli altri italiani del gruppo, andammo a cena a casa di Mark.
Viveva in un appartamento al piano rialzato di una palazzina, non so come descriverla, diciamo minimalista, con mobili vecchi, tende colorate appese al muro al posto dei quadri e soprattutto una puzza di fumo che solo a pensarci mi sembra di averla ancora addosso.
Non ricordo quali pietanze ci preparò, la puzza di fumo mi annebbiò un po’ la mente, ma le accompagnammo con una bottiglia di buon vino italiano che portammo per cortesia. Eravamo seduti per terra, su dei cuscini, perché l’unica sedia che c’era in casa era una da campeggio.
Era figo, fu una bella serata, proseguita da una partita a quiz su un videogame collegato ad un televisore di fortuna con uno schermo scolorito.

Una serata da raccontare con orgoglio ai tuoi nipotini se mai ne avrai.

Imparare a parlare inglese nelle scuole italiane: la speranza non manca, un Mark si.

Da quando mi trasferii non l’ho mai più visto, né sentito; era un tipo stravagante Mark, non aveva social e non amava farsi fotografare, ma era il più amato in assoluto dagli studenti.

Ci vorrebbe qualche Mark nelle scuole italiane. Non so come sarebbe visto, ma forse se in Italia si badasse meno alla forma e più alla sostanza, ci sarebbero più persone in grado di sostenere un dialogo in inglese.

Ma finché the pen is on the table c’è speranza.

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